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Vino che passione!

Un mix di tradizione, carattere e passione che danno voce all’arte del territorio.

Una tradizione lontana quella della coltivazione dei vigneti in Valle d’Aosta.
I Salassi, antichi abitanti di queste terre desolate, furono i primi a coltivare le viti. Poi i Romani e gli abati.
Come tutte le regioni, anche in Valle d’Aosta la coltivazione della vite ha avuto alti e bassi, con un declino nella prima metà del XX secolo, per poi riprendersi e crescere fino a guadagnarsi una buona posizione nel panorama enologico italiano e non.

Il vino mi ha sempre affascinata. Il colore, il profumo, il sapore ma soprattutto quello che può regalare.
Il vino regala esperienza ed emozione.
Quando si beve un vino, non si assapora solo il gusto, ma si assaggia la terra, la passione di chi lo coltiva, la fatica e i sacrifici. Il vino è vivo non è qualcosa sa bere e basta.
Trovo che nei vini valdostani questi elementi danzino alla perfezione lasciando vivere un’esperienza speciale a chi li assaggia.

Da sinistra Nicola, Sharon, Giorgia, Nicola, Céline, Laura e Valentina

Vins Extrêmes

A novembre, come vi ho raccontato brevemente nel post precedente, ho partecipato al salone internazionale Vins Extrêmes Valle d’Aosta.

Il mio viaggio tra i vini regionali è iniziato con Pellissier Vins della zona di Saint Pierre. La cantina del giovane vignerons conta 3 etichete di cui 2 premiate al concorso enologico “Mondial des Vins Extrêmes”.
Syrah Vallée d’Aoste DOP 2017 medaglia d’oro e Torrette Superieur Vallée d’Aoste DOP 2017 medaglia d’argento.

Il Syrah è un vitigno a bacca rossa, introdotto in Italia alla fine del 1800 dalla Francia.
Il Torrette è un assemblaggio di Petit Rouge e altri vitigni autoctononi in percentuali che possono variare tra il 15% e il 40% secondo quanto previsto dal disciplinare di produzione.


Resto nella stessa zona di produzione ovvero Saint Pierre e incontro l’azienda Château Feuillet. La loro produzione spazia da passiti a bollicine, passando per i rossi.
Mi cade subito l’occhio su una bottiglia piccola e stretta dal nome Jaline. Vino di uve stramature di Petit Arvine (70%) e Moscato (30%).

Petit Arvine, vitigno internazionale, introdotto in Valle d’Aosta dalla Svizzera agli inizi degli anni 60.

Incontro un altro giovane vignerons, Matthieu Betemps, che mi catapulta nel suo grande sogno. sue semplici etichette nate dall’assemblaggio di Fumin con Gamaret e Mayolet con Petit Rouge.
Merci (grazie) è il modo di Matthieu per ringraziare la sua terra e di ringraziare la sua terra e di ringraziare chi lo ospita a cena.
Un significato profondo in una piccola parola.
Le Rêve, invece, ci dice che Matthieu sta facendo qualcosa che ama, che era il suo grande sogno.
Chissà quali altri sogni sta creando per i nostri palati!

Scendo nella Bassa Valle d’Aosta e scopro Maison Maurice Cretaz. Una filosofia profonda lega le sue etichette: vita, montagna, tempo.
Ho avuto modo di assaggiare il BOS Donnas Nebbiolo, morbido e avvolgente.

Picotendro è il nome che prende il Nebbiolo della Bassa Valle d’Aosta da Donnas a Montjovet in produzione dal 1300

Resta collegato per la parte 2 di Vino che Passione!

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